Le soluzioni Inline rinnovano il packaging nel settore alimentare

La società BPM (Bottling & Packaging Machinery) opera con profonda esperienza nella costruzione di macchine per il packaging nel settore food & beverage.
 “La nostra produzione è rivolta prevalentemente ai mercati esteri, come quelli degli Stati Uniti, della Cina e del Nord Europa, puntando sull’impiego estensivo dell’acciaio inossidabile e sull’automazione come fattoristrategici”, afferma Luciano Perrone - amministratore delegato di BPM
Nella vasta gamma di prodotti BPM vi sono palettizzatori, depalettizzatori, formacartoni, chiudicartoni, incartonatrici/incassettatrici, avvolgitrici a film estensibile e sistemi di movimentazione per pallet.
L’azienda, che si avvale di circa 30 addetti altamente qualificati, e ha già intrapreso l’iter di certificazione ISO 9001 e ISO 14001, che conta di portare a termine entro il primo semestre 2004.

Una soluzione per ogni cliente
La filosofia di produzione BPM è perfettamente rappresentata dal nuovo palettizzatore PB350LB, in grado di lavorare sia con fardelli in PET, sia con cartoni contenenti bottiglie in vetro.
Le macchine BPM hanno una velocità media di circa 150 strati/ora con un’alimentazione di 50-55 fardelli al minuto. La gamma comprende anche macchine più veloci, con più linee d’ingresso, per un massimo di 190 strati/ora.
“Generalmente, le macchine hanno una base standard e sono personalizzate in base al tipo di formato, di pallet da utilizzare o altro elemento specifico. “Di fatto la richiesta di mercato non è quasi mai standard per cui siamo in grado di realizzare macchine su specifica del cliente”, prosegue Paolo Fanizzi - responsabile del software.

All’inizio qualche problema 
La produzione BPM ha dovuto inizialmente affrontare una serie di problemi. Per esempio, quello dei numerosi connettori collegati a sensori ed attuatori nella macchina, secondo la classica architettura del cablaggio punto a punto.
Un altro obiettivo, forse ancor più importante, era  quello di una maggiore versatilità della macchina. “Ogni macchina deve essere realizzata con determinate specifiche, dettate sia dal cliente, sia dalla zona a cui la macchina è destinata, che dal mercato”, afferma Fanizzi. Inoltre, è da considerare che le macchine BPM vengono utilizzate in ambienti piuttosto gravosi, con fardelli pesanti. Era quindi necessario adottare dispositivi robusti sia dal punto di vista meccanico che da quello della resistenza all’umidità.

La soluzione ottimale
BPM ha trovato nella gamma prodotti Phoenix Contact la soluzione ideale a tutti i problemi sopra descritti, raggiungendo al contempo ottimi risultati in ambito di versatilità e contenimento dei costi.
Ad esempio, a seconda delle richieste del mercato o del cliente finale, BPM può cambiare il bus di campo utilizzato (Interbus, Profibus, DeviceNet, CANopen oppure, trend più recente, Ethernet TCP/IP). A questo proposito Phoenix Contact ha proposto la propria linea di prodotti IP 20 Inline: in questo modo, mentre il PLC può variare in base alle richieste dei clienti, la stazione a valle dell’accoppiatore rimane invariata. Semplicemente sostituendo l’accoppiatore della stazione si può cambiare il bus utilizzato, riuscendo a mantenere un bordo macchina identico. In questo modo, BPM ha risolto il problema dell’indipendenza dal master, che può essere sostituito senza dovere modificare l’architettura della stazione. Risultato: macchine pressoché identiche presentano un quadro e un bordo macchina completamente diversi.
Inoltre, è da considerare che le macchine BPM vengono utilizzate in ambienti piuttosto gravosi.
Per questo motivo, BPM ha optato per la soluzione Loop2 in IP67 a bordo macchina, con diramazione diretta dalla stazione IP20 Inline. Nella configurazione BPM, 17 moduli di I/O (sia digitali che analogici) sono collegati al Loop2, che ha una lunghezza di circa 60 m, completando il sistema di automazione al di fuori dell’armadio elettrico.






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